Di Marco Mostallino da Lettera43, del 13 ottobre 2011
Articolo segnalato da Genny Carraro.In tempi di tagli per far fronte alla crisi, c'è un settore pubblico che non viene praticamente toccato: è quello delle spese militari, che per il 2011 ammonta (la fonte dei dati è il Ministero) a 20.556.850 miliardi di euro sui fondi del ministero della Difesa più altri 3 miliardi tratti dai bilanci di altri dicasteri, per un totale che sfiora i 25 miliardi.
Si tratta di una cifra che rappresenta, scondo quanto esposto in Commissione difesa della Camera, l'1,28% del Prodotto interno lordo (Pil), ovvero la misura della ricchezza prodotta in un anno dal Paese.
BUDGET POTENZIATO DI 192 MILIONI. Rispetto al budget del 2010, vi è un incremento di 192 milioni, anche se il confronto tra stanziamenti e Pil l'anno scorso era leggermente più alto e risultava dell'1,31%.
L'impegno dell'Italia per soldati, navi, cannoni e aerei è quasi interamente racchiuso in questi dati: il quasi è dovuto al fatto che altri soldi, soprattutto per l'acquisto di armamenti, vengono di volta in volta prelevati dai capitoli di spesa del ministero dello Sviluppo economico, con la giustificazione che si tratta comunque di operazioni che permettono alle industrie di aumentare il loro fatturato.IL CALCOLO DEGLI STANZIAMENTI EXTRA. Questa parte è difficilmente calcolabile perché non racchiusa in una unica voce, tanto che la “Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l`anno 2011”, consegnata al parlamento, spiega tra le altre cose che «le poste previsionali in bilancio della Difesa non comprendono gli stanziamenti a valere su risorse del ministero per lo Sviluppo economico di seguito specificati: il sostegno extra-bilancio ordinario della Difesa per il programma Eurofighter, i contributi, per le unità navali classe Fremm e il programma Vbm Treccia».
Dall'Afghanistan al Libano: la proroga delle missioni all'estero
Un soldato italiano in Afghanistan.
Secondo un recente studio presentato dal deputato dell'Italia dei valori, Fabio Evangelisti, queste spese extra bilancio (perché fuori dal budget della Difesa e assegnate allo Sviluppo) sono così suddivise: 510 milioni per le fregate classe Fremm, 1.483 milioni per interventi agevolativi nell'aeronautica militare, più altri 255 milioni destinati al Fondo per gli interventi agevolati alle imprese, quasi interamente dedicato, ha spiegato il parlamentare, all'industria militare e spaziale.
Ancora, vanno sommati a questa cifra 753 milioni di euro (sui fondi del ministero dell'Economia) per la “proroga delle missioni all'estero”: attualmente, l'Italia è impegnata in 21 Paesi. Il contingente più numeroso è in Afghanistan, con circa 3.700 effettivi, seguito dal Libano con 1.700 uomini, dalla Bosnia e da altre zone dei Balcani per un totale dci circa 500 unità. La maggior parte delle altre presenze è di poche decine di militari, con compiti di osservatori.
NEL 2011 SPESI PIÙ DI 24 MILIARDI DI EURO. Complessivamente, il solo acquisto di armanenti costa 3.453 milioni di fondi della Difesa più 2.248 milioni dal bilancio dello Sviluppo economico. Sommando il tutto, si arriva a spese militari per un totale di oltre 24 miliardi di euro per il 2011.
Le voci più pesanti nell'ammodernamento delle armi, sostenute quest'anno, riguardano 174 milioni per l'acquisto di sottomarini (di produzione tedesca, quindi nemmeno affidati alle imprese italiane), quasi 472 milioni per il programma di studio e realizzazione dell'aereo da combattimento F35 (gli F16 in forza oggi all'Aeronautica sono presi in leasing dagli Usa), oltre 309 milioni per elicotteri e 178 milioni per comprare altri aerei Tornado oltre a quelli già in forza.
Spese di gestione e salari mensili
Tornando ai 20 miliardi del bilancio della Difesa, la fetta più grossa è assegnata all'arma dei carabinieri (5.729 milioni), seguita dagli stanziamenti per il Segretariato generale che cura gli acquisti di armi e i programmi industriali (5.430 milioni), quindi per l'esercito (4.379 milioni), per l'aeronautica (2.429 milioni).
LE CONFERME DEL MINISTRO LA RUSSA. Quanto ai ruoli delle forze armate, pochi giorni fa il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha spiegato che «l'obiettivo di giungere al modello professionale con un volume complessivo di 190 mila unità entro il 2007 è stato conseguito».
Secondo le norme successive all'abolizione del servizio di leva, dei 190 mila effettivi 112 mila sono dell'esercito, 34 mila della marina e 44 mila dell'aeronautica. Il ministro ha però aggiunto che «il rapporto fra ufficiali e marescialli da una parte, e sergenti e volontari di truppa dall'altro è di circa 1 a 1, a fronte dell'obiettivo finale, previsto nel 2021, di 1 a 3, assolutamente analogo a quello di Paesi che storicamente possiedono lo strumento professionale».
IL RITARDO NEL PENSIONAMENTO. La causa dell'alto numero di ufficiali starebbe, secondo La Russa, nel ritardato pensionamento (slittato dai 56 ai 60 anni), mentre a causa delle «poche risorse» è stato possibile arruolare 3 mila uomini in meno rispetto ai 190 mila indicati dalla legge di riforma.
Sin qui i fondi e i numeri per l'aspetto più strettamente bellico. Ci sono poi i quattrini che servono a coprire le spese della burocrazia legata alle forze armate: 642 milioni alla voce bilancio e affari finanziari e altri 22 milioni per il funzionamento del gabinetto e degli uffici di diretta collaborazione all'opera del ministro.
Nella legge di Bilancio 2011 si legge che, all'interno degli oltre 20 miliardi della Difesa, l'83% (oltre 17 miliardi) è destinato alla spesa corrente (in primis stipendi dei circa 180 mila militari e del personale civile, 9.426 milioni), mentre il resto (3.400 milioni circa) va alla spesa in conto capitale.
I PRECARI DELLE FORZE ARMATE. Quanto agli stipendi, nel sito del ministero della Difesa si legge che «i volontari in ferma prefissata di 4 anni ricevono una retribuzione mensile di circa 950 euro, già nel grado di caporale e una maggiorazione di circa 120 euro mensili per i Vfp 4 che sceglieranno di prestare servizio nei paracadutisti».
Questo è il reddito dei precari delle forze armate, persone con il lavoro garantito da uno a quattro anni, secondo le modalità del bando di concorso. I volontari con un anno di contratto guadagnano invece 850 euro al mese (netti) pari, come riportato nelle tabelle della Difesa, «al 60% dello stipendio dei volontari in servizio permanente».
Ben diverse le cifre della dirigenza, sia quella con le stellette (i generali), sia quella senza, ovvero i civili inseriti nei ruoli più alti degli uffici ministeriali. Un generale di corpo d'armata riceve un salario lordo mensile di 9.544 euro, un generale di divisione 8.286, un generale di brigata 6.083 euro. Un colonnello con più di 25 anni da ufficiale ha invece un reddito lordo mensile di 5.317 euro.
Si sta decisamente meglio al top della carriere di dipendente civile delle forze armate. I dirigenti di prima fascia (sempre dati del Ministero) hanno uno stipendio lordo mensile che oscilla tra i 15.428 e gli 11.839 euro, a seconda dell'incarico e delle mansioni.
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