giovedì 29 dicembre 2011

“Riconquistare la sovranità”. Dal 15M a Occupy, “il 2012 sarà l’anno del 99%”

Da "Il fatto quotidiano , "Diritti", di Eleonora Bianchini

Dalla primavera araba alle piazze di tutta Europa, fino a Zuccotti il 2011 è stato l'anno delle proteste. Contro la mancanza di democrazia. O anche semplicemente contro la sua distorsione, contro la sua trasformazione in dipendenza dalle economie di mercato. Ma il cammino dei movimenti - 15-M, Indignati, Draghi ribelli, Occupy wall street - è solo all'inizio. Per il 2012 il "99%" promette di tornare per le strade. Primo appuntamento in Italia l'11 febbraio, nella piazza della FiomMadrid, manifestazione di Indignati a Puerta del Sol Il 2011 è stato l’anno della protesta e della rabbia, della primavera araba, del riconoscimento mondiale (e delle copertine di Time). L’anno degli Indignati. Un movimento deflagrato nelle piazze di tutto il mondo contro la dittatura della finanza e la crisi che ha colpito l’Occidente. Hanno sfilato per le strade dalla Spagna all’Australia, e con Occupy Wall Street si battono perché la dignità dell’uomo non sia calpestata dal profitto. Ma questo è stato solo l’inizio perché sono pronti a ripartire nel 2012: negli Stati Uniti interverranno nei comizi per la corsa alle presidenziali, occuperanno edifici a scopo abitativo in Spagna e in Inghilterra terranno a gennaio la seconda conferenza nazionale a Sheffield. Mentre gli omologhi italiani sono impegnati in particolare sul fronte della riforma del lavoro e tanti di loro si daranno appuntamento alla manifestazione della Fiom l’11 febbraio.

Nati col nome di 15-M, ovvero 15 maggio 2011, a una settimana dalle elezioni amministrative in Spagna, hanno mostrato il loro volto pacifico e determinato dalla Puerta del Sol di Madrid alla Plaza Catalunya a Barcellona al grido di “Yes we camp”, grazie al supporto di oltre 200 associazioni e ai messaggi su twitter e Facebook. Studenti, giovani e precari accampati in 58 città spagnole per combattere contro la dittatura economica, a cui si sono uniti anche adulti e pensionati e le istanze del movimento Democracia Real Ya! che denunciava un sistema elettorale ingiusto, incapace di dare piena rappresentanza ai cittadini.

Ispirati dalle rivolte in Maghreb all’inizio del 2011 e in opposizione al sistema politico e al modello dello sfruttamento capitalista, il 17 settembre gli indignati “sbarcano” oltreoceano sotto il nome di Occupy Wall Street, supportati anche da Anonymous, il collettivo hacker a favore di Wikileaks e della libera informazione.

L’idea era nata due mesi prima in Canada dalla Adbusters Foundation, associazione per il consumo responsabile, che voleva organizzare una protesta nel cuore pulsante del capitalismo occidentale ispirandosi a Piazza Tahrir e agli Indignati spagnoli. La prima tappa è l’occupazione di Zuccotti Park: gli aggiornamenti vanno su Twitter con l’hashtag #OWS, tra la gente la maschera di V di Vendetta, usata come simbolo.

“Siamo il 99%”, scrivono sui manifesti, e il loro slogan politico si diffonde rapidamente in altri movimenti dall’Australia fino al Regno Unito e l’Italia. Il rimanente 1%, infatti, è quello che detiene la ricchezza a scapito della quasi totalità della popolazione che paga le conseguenze dell’avidità e delle disuguaglianze sociali.

In Italia, a rappresentare la protesta contro la finanza, ci sono i Draghi Ribelli, dal nome di Mario Draghi. Paradossalmente, lo stesso presidente della Bce alla vigilia della manifestazione del 15 ottobre giustifica le loro motivazioni. E a sostenere la loro causa ci prova anche l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, che condanna gli scontri di Roma ma riconosce che “oggi la distribuzione del reddito è iniqua”.

“Le violenze di Roma incarnano i problemi irrisolti dell’Italia del ’900 e la tensione verso le sfide del nuovo secolo – spiega il sociologo Aldo Bonomi – Occupy e gli Indignados hanno promosso una rappresentazione del conflitto simbolica che invece nel nostro paese è arroccata a una logica ormai vecchia, incapace di interpretare il tempo che viviamo. Se non si fa strada una coscienza collettiva, ovvero “quella del 99%”, si rimane fermi alla modalità degli scontri di piazza”. Inoltre l’indignazione che dalle proteste del Maghreb è arrivata a Wall Street ha fatto prendere coscienza del “rapporto ancillare che la politica ha vissuto con l’economia, escludendo i cittadini”. “Per vent’anni la società è stata scartata e oggi, grazie a questi movimenti, prende voce nella sua scomposizione. Hanno creato un’opposizione sociale e scosso la crisi delle rappresentanze, dai sindacati ai partiti. E questo dovrebbe aiutare la politica a riprendere un ruolo di primo piano. Solo con la politica, infatti, usciremo da questa crisi”.

Un risultato a cui gli Indignati lavoreranno anche per il 2012. “Per la prima volta un movimento acquisisce una dimensione internazionale contro la dittatura della finanza – spiega Claudio Riccio, portavoce della Rete della Conoscenza che ha fatto parte dei Draghi Ribelli – e anche gli Stati Uniti, storicamente addormentati dal consumismo, hanno riscoperto il senso della protesta collettiva”. L’obiettivo del prossimo anno per gli Indignati italiani sarà quello di proseguire nel “sovvertimento rapporti di forza, contro la politica che ha ceduto la sovranità alle speranza dei mercati” aggiunge Riccio. Sulle battaglie degli Indignati italiani per il prossimo anno l’impegno a “schierarsi sulla riforma per il mercato del lavoro” e, ad esempio, “sostenere la Fiom alla prossima manifestazione dell’11 febbraio”. Mentre nel resto del mondo proseguiranno le mobilitazioni contro il ‘turbocapitalismo’ che sfrutta l’uomo, le occupazioni a scopo abitativo e i meetup di coordinamento.

Piccoli "BRICS" crescono

A cura di Simone Rossi

Mentre in Europa i problemi finanziari dei PIIGs rischiano di portare il continente alla recessione e di render vano lo sforzo di unificazione monetaria, oltreoceano i BRICS continuano nel proprio andamento di crescita impetuosa. Dopo aver superato negli indicatori del PIL l'Italia lo scorso anno, quest'anno il Brasile si colloca al sesto posto nella classifica delle potenze economiche, soppiantando il Regno Unito, ed insidiano Francia e Germania, rispettivamente al quinto e quarto posto. Secondo le stime pubblicate da il Corriere della Sera, nel 2020 le prime sei economie mondiali saranno extra-europee, a confermare il declino, non solo economico, del nostro Continente.
Auspicabilmente per noi cittadini di questo continente, entro la fine di questo decennio le belle addormentate che guidano i paesi europei saranno state sostituite da una classe dirigente all'altezza del ruolo e che avranno investito in ricerca, sviluppo ed avranno buttato finalmente nel ces..tino l'orribile ideologia neoliberista e, con essa, il capitalismo.
Sognare non fa mai male.

(clicca sui titoli per leggere gli articoli)

"Brasile batte Inghilterra nel campionato della ricchezza" , dal "Corriere" del 27/12/2011

"Il Brasile supera l'Inghilterra, è la sesta economia mondiale", di Maurizio Matteuzzi da "Il Manifesto" del 27/12/2011

giovedì 22 dicembre 2011

Processo Eternit Alle 3,27 del mattino la decisione: sì all'offerta di Schmidheiny, 18 milioni di euro per ritirarsi dal processo

Articolo da "Il Monferrato"

Erano le 3,27 del mattino quando dopo una seduta carica di tensione il Consiglio comunale di Casale ha dato il via libera alla giunta e al sindaco per portare a termine la transazione con Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit con il barone belga Louis de Cartier come responsabile della strage Eternit: 2889 vittime fino all'apertura del processo, qualche centinaio in più oggi, a distanza di due anni. Milleottocento solo a Casale.
Centinaia di morti che diventeranno migliaia nel giro di una decina di anni perché l'amianto dell'Eternit continuerà a uccidere ancora a lungo.

Il Comune di Casale esce per sempre da questa e qualunque altra vertenza futura contro Stephan Schmidheiny. Non potrà mai più far valere alcun diritto nei confronti dello svizzero.

Resta nel processo contro il barone belga, 90enne, che non ha mai avanzato alcuna proposta di risarcimento.
Curiosamente i sostenitori della transazione hanno trascurato di evidenziare il dato dell'età relativo al barone belga ma hanno sottolineato fra le incertezze nella causa contro il 64enne svizzero il fatto che il reato avrebbe potuto risultare estinto per morte del reo. Qualora venisse condannato, ovviamente.
Nemmeno è stato evidenziato che la posizione processuale del barone è molto più defilata di quella dello svizzero.

Diciannove i voti favorevoli, 11 i contrari, nessun astenuto. A votare per la transazione i partiti della maggioranza- PDL e LEGA - con il sostegno di Nuove Frontiere. Assente Vincenzo Lumello (pdl) che nelle scorse settimane aveva proposto di indire un referendum tra la popolazione per decidere se accettare o meno l'offerta. La proposta non è stata accolta dalla maggioraza. Assente anche l'assessore Giuliana Bussola che peraltro non aveva partecipato neppure all'incontro con Afeva e organizzazioni sindacali lo scorso lunedì. Assenza da molti interpretata come una presa di distanza.
Contrari PD, Sinistra casalese-SEL, Casale si cambia, Democratici per Casale, più l'UDC che aveva chiesto la garanzia che la cifra dell'indennizzo (18 milioni, più 300mila euro per i legali) fosse vincolata alla ricerca contro il mesotelioma e alle bonifiche.
Richiesta che è stata rigettata dalla maggioranza.

Serata drammatica. Presenti centinaia di persone
Serata drammatica, aperta dal diniego di entrare con le bandiere tricolore «Eternit giustizia» in aula, poi revocato per le proteste.
Centinaia le persone presenti fuori in strada e sul salone d'onore.
Poi lancio di monetine all'indirizzo del sindaco Giorgio Demezzi, e ripetute interruzioni dei lavori per le urla dei manifestanti, in particolare, pare, dei centri sociali di Alessandria, Valenza e Torino: «Vergogna, buffoni, andate a casa, dimissioni, giuda, traditore traditore, quei soldi non li vogliamo, i soldi sono sporchi, difendi il territorio difendi la società...».
Una situazione che ha creato tensione. Accuse da parte degli amministratori nei confronti della stampa, responsabile secondo loro di avere «seminato odio» (la notizia non è stata diffusa dal Comune ma è filtrata ai primi di novembre grazie a indiscrezioni giornalistiche); a un certo punto anche i giornalisti sono stati invitati a stare fuori dalle catenelle - «fra il pubblico» - cosa praticamente impossibile per la folla che si accalcava e soprattutto per gli operatori tivù con macchine da presa.
Dalla presidente del consiglio Grazia Bocca il ripetuto invito rivolto a polizia e Carabinieri a chiudere le porte.
Situazione che non si è trasformata in uno scontro grazie alla intelligenza e professionalità delle forze dell'ordine, che non hanno raccolto l'invito di chiudere fuori – insieme agli esponenti dei centri sociali – i familiari delle vittime e con calma e fermezza hanno gestito la situazione impedendo incidenti.
La chiusura delle porte sarebbe stata vissuta come uno schiaffo alle vittime e ai loro familiari: “Anche noi ha commentato un esponente delle forze dell'ordine abbiamo familiari uccisi dall'amianto, quelle orte non le chiudiamo".
Del resto i manifestanti si sono limitati a gridare e non c'è stato alcun episodio di violenza né provocazione. Importante anche il ruolo di Brupo Pesce e Nicola Pondrano - entrambi sindacaisti con una lunga espenrienza formatasi nelle manifestazioni, proprio all'Eternit e in altre situazioni di grande tensione negli anni Settanta - che hanno fatto da «cuscinetto» cercando di difendere il diritto di assistere ai lavori ma cercando di manetenere la calma, inc ollaborazione con le forze dell'ordine.
Alle due e mezzo del mattino il toccante intervento di Romana Blasotti Pavesi, presidente della AFEVA (Associazione familiari vittime amianto): «Trent'anni di lotta, iniziata dopo la morte di mio marito, il primo di cinque familiari uccisi dall'amianto. Lotta per la giustizia, perché la strage di Casale non si ripeta mai più in nessuna parte del mondo. Stasera qualcuno voterà a favore e altri contro, io ho la coscienza a posto...».

Ecco chi ha votato a favore della transazione. (nella foto)
Per la Lega
Avalle Pierino, Capra Emanuele, Solerio Riccardo
Per il Popolo delle Libertà (Lumello assente)
Barbano Giorgio, Botta Marco, Calvaruso Stefano, Calvi Pasqualino, Calonico Pietro, Cardettini Paolo, Farotto Giampiero, Gabotto Guido, Gianella Rossana, Micheletti Fabio, Montiglio Edoardo, Maggi Daniele, Solerio Michela.
Nuove Frontiere: Caire Carlo Alberto Maria.

E chi ha votato contro all'accordo con Schmidheiny
Partito Democratico: Bargero Giuseppe, Caprioglio Ornella, Di Cosmo Angelo, Sandalo Davide, Iurato Giuseppe, Palazzetti Concetta.
Casale si cambia: Scagliotti Pier Felice, Gilardino Pietro.
Sinistra Casalese: Lavagno Fabio.
Democratici per Casale: Merlo Maria
Casini Unione di Centro: Primatesta Giuseppe

venerdì 16 dicembre 2011

Rassegna

deaglio affonda il liberismo ed il rigore finanziario:
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giannini svela i favori che passera elargisce ai suoi amici:

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il presidente della toscana rossi critica la manovra da sinistra:

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de magistris su governo e sinistra:

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una francia migliore?

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i favori alle banche:

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fiat e fiom, un anno dopo:

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giovedì 15 dicembre 2011

Ci vuole un partito di sinistra

crisi e germania, anche la stampa concorda sulla doppia morale della merkel - e amato attacca:

LINK 1
LINK 2

liberta' di stampa, ultima chiamata:

LINK 1
LINK 2

lavoro, de magistris contro marchionne:
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l'italia razzista:
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lunedì 12 dicembre 2011

Vendola in gondola

(segnalati da Nicola)
giustizia sociale, il governo ha fretta e difende le banche e i ricchi:
LEGGI 1
LEGGI 2
e il prossimo colpo e' gia' in canna, sempre regalo della versione italica della lady di ferro...:
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povero vendola, che pena pensare delle cose e dirne altre. ma le idee, hanno ancora un valore?
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sinistra impotente?
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venerdì 9 dicembre 2011

Intervista a Sergio Cofferati, che torna in piazza

"Il Pd non ceda al ricatto. Questo testo è da cambiare".
Da "Gli altri". Link QUI.

(Segnalazione di Nicola)

Intervista a Nichi Vendola

"No a misure inique, ma è sbagliato dividere il centrosinistra".
Da "L'Unità". Link QUI.


Il dramma umano di vendola: contro la manovra, ma legato mani e piedi all'ancora del pd. come essere di sinistra senza la sinistra?

(Segnalazione e commento di Nicola)

La crisi: le ricette del PD

"D'Alema: questa volta pagano pure i ricchi, non era mai successo".
Da "La Stampa". Link QUI.

il dramma umano di d'alema: non capire nulla di politica

(Segalazione e commento a cura di Nicola)

Un nuovo patto sociale per rispondere alla crisi

Lettera aperta ai vertici dell'Unione Europea firmata dai leader dei maggiori sindacati dei Paesi Ue: "Per uscire dall crisi serve la garanzia assoluta sui debiti sovrani e un nuovo modello basato sulla redistribuzione delle ricchezze, il diritto del lavoro e la negoziazione collettiva"
di SUSANNA CAMUSSO, FERNANDEZ TOXO, CANDIDO MENDEZ, MICHAEL SOMMER, BERNARD THIBAULT, FRANÇOIS CHERÈQUE, ANNE DEMELENNE, CLAUDE ROLIN

L'Unione europea attraversa la crisi più profonda della sua storia. Una crisi finanziaria ed economica che ha gravi conseguenze sociali ma che è divenuta, soprattutto, crisi politica della stessa Ue. Chi poteva immaginare, appena due anni or sono, che tante voci, anche molto qualificate, potessero prevedere una possibile rottura dell'euro? Significherebbe la distruzione dello stesso progetto europeo. Come si è potuti arrivare a questo? 

La radicale virata politica del Consiglio d'Europa del 9 maggio 2010 fu dichiarata necessaria per recuperare fiducia dei mercati finanziari e permettere ai loro agenti di finanziare gli stati europei con tassi di interesse ragionevoli. Da quella data, il Consiglio, la Commissione e la Bce hanno promosso, o imposto, politiche di austerità basate sulla riduzione delle spese pubbliche e sulle famose "riforme strutturali" consacrate nel Piano di governance economica e nel Patto Europlus. Il prossimo vertice del Consiglio europeo, il 9 dicembre, lancerà il dibattito sulla riforma del Trattato di Lisbona per mettere queste politiche al centro di una governance economica rafforzata della zona Euro.

Il fatto è che queste politiche sono naufragate. Sul piano economico, la crisi dei debiti sovrani si è propagata ed aggravata. Le conseguenze sociali della riduzione dei salari e delle pensioni, della contrazione delle spese della protezione sociale, dell'istruzione e della salute sono evidenti. Parallelamente, la solidarietà tra paesi si sta riducendo. Fatto inedito, le istituzioni europee incoraggiano una profonda erosione del modello sociale. 

Le istituzioni europee e di molti paesi stanno per rompere quel patto sociale che aveva permesso, dopo la seconda guerra mondiale, di costruire gli Stati previdenziali europei e il progetto comune che ha portato all'Unione europea. Il sindacalismo europeo, riunito in seno alla Confederazione europea dei sindacati Ces, ha rifiutato fermamente tali politiche e si è mobilitato. 

Non è chiaro, finora, fino a che punto i fatti stiano dando ragione alle sue proposte ed analisi. Costruiamo a sostenere che non ci sia altra soluzione che approfondire il progetto europeo, ma con formule ben diverse dalle politiche sbagliate e ingiuste che gli attuali responsabili europei ci impongono. Non è il momento di rimettersi ai governi di tecnocrati, c'è bisogno di maggiore azione politica e di partecipazione dei cittadini.

Cosa proponiamo per uscire da questa crisi economica e politica dell'Ue? Innanzitutto, fermare i meccanismi della speculazione, garantire la capacità finanziaria di tutti gli stati membri. Il solo annuncio, credibile, di una garanzia assoluta dei debiti sovrani porrebbe un freno alla speculazione dei mercati. Tale garanzia potrebbe concretizzarsi nell'emissione di euro-obbligazioni e nella trasformazione della Bce in prestatore di ultima istanza. Anche il sindacalismo europeo è molto preoccupato della stabilità delle finanze pubbliche. Non si può tuttavia raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit e del debito annientando le economie. 

Pensiamo che oggi più che mai si abbia bisogno di una nuova politica monetaria, economica e sociale, nel quadro di una governance economica forte della zona Euro, coordinata con quella dell'Ue a 27, ma con contenuti assai diversi da quanto propostoci dai governi. Affrontare l'insieme delle sfide europee è impossibile con un esangue stanziamento che arriva appena al 1% del Pil. Abbiamo bisogno di una istituzione europea che emetta debito e non soltanto di una banca centrale la cui unica missione è controllare l'inflazione.

Il Consiglio europeo del 9 dicembre dovrà risolvere problemi immediati del debito e della crescita, nonché dare chiare indicazioni sulla prospettiva che noi proponiamo. Il movimento sindacale europeo non difende una posizione di parte: noi cerchiamo di proteggere l'interesse generale. È necessario un nuovo patto sociale.

Il patto fiscale, le politiche di redistribuzione delle ricchezze, il diritto del lavoro e la negoziazione collettiva sono stati il collante del più lungo periodo di prosperità economica e democratica in Europa. Tale collante ha consolidato relazioni del lavoro moderne, permettendo un forte coinvolgimento dei lavoratori, attraverso le loro organizzazioni, nella vita delle imprese. Soltanto basandoci su questi valori, che hanno definito il modello sociale europeo si potrà uscire dalla crisi.

Esigiamo che venga realizzata una futura revisione dei trattati integrando la dimensione sociale. I diritti sociali fondamentali, in particolare quelli riguardanti la negoziazione collettiva, debbono essere rispettati ed inclusi in tutte le misure anticrisi.

Il progresso dell'Unione europea si deve basare sulla coesione sociale e la solidarietà interna tra gli stati membri e nella solidarietà e la coesione politica tra essi. Per raggiungere questo, bisogna agire in un quadro comune europeo e rafforzare il dialogo sociale. È per questo che avanziamo queste proposte, esigendo che non si marginalizzino i lavoratori nella ricerca delle soluzioni, manifestando la volontà di mobilitarci in un quadro europeo, per ottenerle.

* Susanna Camusso, segretario generale Cgil; Fernandez Toxo, segretario generale Ccoo Spagna; Candido Mendez, segretario generale Ugt Spagna; Michael Sommer, segretario generale Dgb Germania; Bernard Thibault, segretario generale Cgt Francia; François Cherèque, segretario generale Cfdt Francia; Anne Demelenne, segretario generale Fgtb Belgio; Claude Rolin, segretario generale Csc Belgio
link al testo originale

Obama rilocalizza l’auto negli Usa (”modello Marchionne”)

Da "Estremo Occidente" di Federico Rampini




La prossima generazione di Ford Fusion, il modello medio nella gamma della casa automobilistica, sarà prodotta nello stabilimento di Flat Rock, Michigan. Finora quelle auto venivano assemblate solo in Messico. Un’altra fabbrica Ford, nel Kentucky, sfornerà quei veicoli commerciali che finora venivano prodotti in Turchia. La Ford ha anche deciso di rimpatriare sul territorio Usa la produzione di una scatola del cambio che comprava da un fornitore giapponese, e di una pompa d’iniezione del carburatore che finora era made in China. Miracolo? Improvvisamente si scorgono i segnali di un’inversione di tendenza: dopo un paio di decenni di delocalizzazioni, l’industria automobilistica americana sta cambiando direzione di marcia. La ri-localizzazione negli Usa non riguarda solo Ford. La sua principale concorrente, General Motors, ha fatto un passo ancora più audace, decidendo di fabbricare nel suo stabilimento di Lake Orion (Michigan) addirittura la Chevy Sonic, praticamente un’utilitaria per gli standard del mercato americano. Finora si pensava che le fabbriche americane non sarebbero mai state competitive per le vetture così piccole. Quello che sta accadendo nell’industria automobilistica non è un caso isolato. S’inserisce in una strategia che l’Amministrazione Obama ha perseguito con tenacia: rilanciare la vocazione manifatturiera degli Stati Uniti, anche con l’aiuto di sgravi fiscali mirati. Certo non nuoce il fatto che dalla crisi del 2008 in poi il dollaro sia stato piuttosto debole, se misurato in confronto al paniere di valute dei principali partner commerciali: l’evoluzione della parità di cambio ha contribuito a un recupero di competitività. Ma la spiegazione principale sta altrove. E’ nelle concessioni sostanziali che l’industria ha negoziato con i sindacati. All’inizio queste concessioni furono una conseguenza della grande crisi del 2008-2009 che portò alla bancarotta di Gm e Chrysler (ma non Ford). Per salvare il salvabile, in termini di occupazione, il sindacato metalmeccanici Uaw ratificò un doppio regime salariale, coi nuovi assunti a metà paga. Ora però quel sistema diventa permanente. E’ il risultato dei nuovi accordi firmati alla Gm e alla Ford per il contratto collettivo di lavoro. Ecco un esempio di come funzionano. La Ford paga 100.000 dollari di buonuscita (Gm un po’ meno: 75.000) per ogni colletto blu della vecchia “aristocrazia operaia” che accetta di andarsene. Questi sono dipendenti che ricevevano un salario di 28 dollari l’ora, più un’assicurazione sanitaria e un contributo al fondo pensione aziendale assai generosi. I nuovi assunti – 12.000 alla sola Ford da qui al 2015 – devono accontentarsi invece di un salario di 19 dollari all’ora. E’ meglio delle condizioni negoziate nel 2008, quando i salari d’ingresso erano addirittura a 14 dollari, ma è pur sempre un arretramento sostanziale. Non basta a compensarlo né il “premio anti-inflazione” tra i 6.000 (Ford) e gli 8.000 dollari (Gm), né la compartecipazione agli utili che quest’anno varrà 3.700 dollari per il dipendente medio della Ford. Se questa è la condizione per frenare le delocalizzazioni, si capisce perché il concetto stesso di una middle class americana – che includeva i colletti blu quando erano “aristocrazia operaia” – si stia svuotando di significato.

giovedì 8 dicembre 2011

Prodi, furia contro l'Europa

Segnalato e commentato da Nicola Melloni:


europa: prodi scatenato, attacca francia e germania. monti, ascoltalo!

"Francesi e tedeschi devono smetterla di fare i maestrini" (da "La Stampa")

Governo ed evasori

Segnalato e commentato da Nicola Melloni


ed il governo rifiuta pure di interessarsi dei grandi evasori...il problema, secondo giarda, non sono quelli che trasferiscono capitali illegalmente, ma i trattati con la svizzera!! e parliamo di una quindicina di miliardi

"Sui capitali in Svizzera, primo scontro in aula tra Giarda e Di Pietro" (da "L'Unità")

"Dai capitali nascosti in Svizzera si possono recuperare 15 miliardi" (da "Libero")

Chiesa e ICI

Segnalato e commentato da Nicola Melloni


chiesa, ICI etc... monti nell'emergenza non ha avuto tempo. era troppo impegnato a bastonare i pensionati:

"Gli edifici della Chiesa, le regole sull'ICI" (dal "Corriere")

"Il Vaticano e l'ICI, mistero da un miliardo" (da "Repubblica")

Intervista a Vito Tanzi, ex responsabile fiscale del FMI

 Segnalato e commentato da Nicola Melloni


un pezzo da leggere e da apprezzare, un condensato di tutto quello che di sbagliato c'e' al mondo. Vito Tanzi, arzillo vecchietto a capo dell'IMF con responsabilita' estese nel crack argentino, ci spiega - a modo suo - perche' gli economisti liberali non hanno capito un cazzo della crisi e ci stanno portando verso il baratro:
"Parti sociali? No, sono lobby" (da "Panorama")

Destra, sinistra, governo

Commenti e articoli a cura di Nicola Melloni


destra o sinistra: qui finalmente casca l'asino! e i fighetti borghesi anti-berlusconiani, finito berlusconi, tornano ad essere di destra. l'esempio lampante? furio colomobo - dalla fiat al fatto in prima classe:

"Esecutivo di destra? L'Unità lancia il dibattito" (dal "Corriere")

cofferati post-sindaco ritorna a fare l'unico mestiere che sa fare bene, il sindacalista:
"Caro Bersani, più coraggio" (dal "Fatto")

e intanto la foto di vasto e' gia' un ricordo - a parte x vendola, disposto non solo a baciare il rospo, ma a mangiarselo proprio per rimanere attaccato alle sue primarie e al suo ego:


"Bersani e di Pietro, rottura a un passo" (dal "Messaggero")

mercoledì 7 dicembre 2011

I pericolosi parolai di Berlino e Parigi

Francesi e tedeschi continuano ad incontrarsi ogni settimana e continuano a produrre quantità industriali di comunicati stampa ed aria fritta. La credibilità di Merkel e Sarkozy è ormai simile a quella che aveva Silvio Berlusconi: credibilità dei parolai.
L’ennesimo vertice franco-tedesco è rimasto fedele alla storia recente. I due presidenti, ed in particolare la cancelliera tedesca, continua a non capire assolutamente nulla della natura della crisi. Si continua a chiedere rigore fiscale, si continuano a negare la leva monetaria. Ed in questa maniera si aggrava la crisi. L’esempio greco, lo abbiamo più volte detto, è lampante: l’eccessivo rigore fiscale ha peggiorato la recessione, imponendo ulteriori tagli e nuova recessione, in una spirale senza apparente via d’uscita. Ora la stessa medicina è stata imposta all’Italia, col governo Monti lesto a trasformare in legge le “raccomandazioni” europee ispirate da Berlino.
Eppure l’evidenza è davanti agli occhi di tutti. Non bisogna essere marxisti per capire che politiche economiche pro-cicliche in fasi di recessione equivalgono ad un suicidio programmato. E che parte della soluzione della crisi va trovata nel sostegno agli Stati indebitati. D’altronde, Regno Unito e Stati Uniti hanno conti macro-economici peggiori di quelli di una ipotetica Europa unita, e ciò nonostante i tassi di interesse imposti dal mercato sono assai più bassi. Quei paesi però hanno un’unione politica ed economica ed hanno una banca centrale che supporta non solo i banchieri e la finanza, ma anche gli Stati e l’economia reale.
Ed invece, francesi e tedeschi continuano, ostinati, per la propria strada. Da una parte si rifiuta di creare degli strumenti indispensabili come gli euro-bond. Dall’altra, si cerca di imporre a forza non un’unione politica, ma una armonizzazione fiscale. L’idea è punire tutti coloro che non rispettano il pareggio di bilancio – una follia iperliberista che denuncia solamente la totale mancanza di una cultura economica di base. Per capire l’idiozia di una tale proposta, basterebbe notare che al momento non ci sono paesi nell’eurozona che rispettino il vincolo proposto dal vertice franco-tedesco, con la solitaria eccezione del Lussemburgo che ha un deficit inferiore al 3%.
In realtà, nuovamente, si sta solo chiedendo rigore fiscale e austerity, altro che più Europa. Naturalmente una vera unione fiscale sarebbe indispensabile, darebbe solidità all’Europa e curerebbe il vulnus iniziale di una moneta senza uno Stato. Ma questo significherebbe un parlamento europeo con poteri reali ed un governo europeo espressione di una scelta democratica. E non un direttorio franco-tedesco che cerca di ricattare i paesi in difficoltà. Proponendo, addirittura, di togliere il diritto di voto ai paesi con i conti non in ordine – una sorta di novello anschluss che mira a creare un’Europa in cui possano votare solo i tedeschi. Le prove generali ci sono già state: bloccato il referendum in Grecia, rimandate le elezioni in Italia, deve essere l’Europa (leggi: la Germania) a decidere le politiche economiche delle colonie.
In realtà Merkel e Sarkozy sono attenti solo ai loro privati interessi. Il presidente francese è preoccupato di evitare che le banche francesi, le più esposte di tutte sui mercati in difficoltà, possano essere coinvolte in salvataggi “volontari” come in Grecia. Ed in cambio di questa marchetta, Sarkozy ha accettato di rinunciare agli euro-bond, che la cancelliera tedesca vuole a tutti i costi impedire per evitare che le tasse tedesche vengano usate come trasferimenti a favore dei paesi indebitati. Ma dimentica, convenientemente, che in questi ultimi dieci anni la Germania ha sfruttato a suo favore l’unione monetaria e i termini di scambio che penalizzano l’Europa meridionale a favore di quella settentrionale.
Il problema è che quest’egoismo renano è davvero poco lungimirante. L’inadeguatezza politica dei due leader più deboli d’Europa è sotto gli occhi di tutti. Addirittura si demanda alla Bce la decisione di comprare i titoli di Stato sotto attacco, come a dire che in Europa non c’è politica che sappia prendere le redini della crisi. Non a caso il debito tedesco e quello francese rischiano di venire presto declassati, e non è certo colpa della Grecia o dell’Italia. Il problema risiede nella governance europea, un’Unione tutta rinchiusa nella ricerca di vantaggi particolari e senza un briciolo di prospettiva sul futuro.
Nicola Melloni - Liberazione
7/12/2011  

Lo stato della Chiesa


crisi: come mai la chiesa non paga?
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ed intanto sotto la crisi cova la voglia di censura. manifesto, liberazione e tanti altri giornali a rischio:
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martedì 6 dicembre 2011

Manovra recessiva e ingiusta

Un articolo di Marco Onado da "Il fatto quotidiano".

"Promesse tradite". Per leggerlo, clicca QUI


(Segnalato da Nicola Melloni)

La base del PD in rivolta

Base Pd in rivolta e Fassina ed Emiliano sono critici; come facciano a stare in un partito con Letta e' probabilmente il terzo mistero di Fatima:

Dal "Corriere della Sera"

"Bersani sotto pressione, elettori in rivolta sul web"
Leggi l'articolo QUI

Sempre dal "Corriere", intervista a Fassina:
"Non c'è equità. Sulle pensioni intervento brutale".
Leggi l'intervista QUI

Intervista a Michele Emiliano, sindaco di Bari. Da "Il fatto quotidiano".
"Qui dovremmo andarcene via tutti. L'ho detto a Bersani: cosí siamo finito come centrosinistra. Sono stato eletto per difendere i più deboli".
Leggi l'intervista QUI


(articoli segnalati e commentati da Nicola Melloni)

Intervista a Enrico Letta

Letta entusiasta della manovra. si espone troppo, brinda al consenso dei mercati e ci fa una figuretta alla luce dell'andamento di spread e borse di stamattina! proprio una manovra strutturale:

Da "Il sole 24 ore"
"Il miglior voto è dei mercati, 200 punti di spread in meno".

Leggi l'articolo QUI.

(commento e segnalazione a cura di Nicola Melloni)

lunedì 5 dicembre 2011

Nuovo stile, stesso ombrello

Alessandro Robecchi
Il manifesto
5/12/12

Si parla di stile quando non si può parlare di sostanza. Quindi fino ad oggi il governo Monti è stato descritto con i toni elegiaci tipici di chi si sveglia da una lunga seduta di ipnosi e torna alla vita reale. Il confronto è impietoso e i grandi giornali fanno a gara per farlo notare: al confronto dell' Alvaro Vitali che avevamo prima a capo del governo, ora abbiamo Shakespeare. 
Quello usava l'aereo di stato per andare dal salotto alla piscina, questo prende il treno. Quello di prima mentiva come un venditore di tappeti, questo parla a stento con le frasi secche di un bancomat: «È possibile effettuare una nuova operazione». Quello di prima si circondava di ceffi degni di un film sulla mafia marsigliese, questo parla alla pari con i banchieri di mezzo mondo, non guarda il culo alle deputate finlandesi, non fa cucù alla Merkel, non frequenta professioniste dell'amore e non viaggia con la scorta di avvocati. Quello di prima, tra capelli magicamente ricomparsi e cerone, sembrava un laboratorio di chirurgia estetica, quello di adesso è un signore elegante e posato. La forma è salva, anche se il salto è vertiginoso e potrebbe creare qualche trauma. 
Da domani, però, la forma conterà un po' meno e si guarderà più alla sostanza. I tagli alle pensioni. I tagli alla sanità. Le tasse per i soliti che già le pagano. Le consultazioni invece delle trattative. Il Parlamento chiamato a dire signorsì. Quello di prima regalava nuove frequenze alle sue stesse tivù con una gara di dubbia correttezza (valore: oltre una decina di miliardi), quello di adesso conferma il regalo. Quello di prima spendeva come Creso in armamenti, bombardieri, caccia (oltre una quindicina di miliardi, ma probabilmente chi legge altri giornali e non questo non lo sa), quello di adesso non intende risparmiare un euro su quello spreco assurdo (ma probabilmente chi legge altri giornali e non questo non lo sa). 
Quello di prima andava a Porta a Porta, questo andrà a Porta a Porta. È il solito ombrello, direbbe Altan. Ma vuoi mettere lo stile?


MONTI PARADE

sinistra che si ricompatta con monti...passare ora dalle parole ai fatti:
Sel e Rifondazione:no a sacrifici a senso unico idv: faremo proposte

un appello all'unità arriva da napoli:
Ferrero: "contro il governo uniamoci con Vendola per un'opposizione di sinistra"

anche i militanto del pd si sono rotti....:
I militanti alzano la voce sul web "sono misure-trappola, non votatele"

e pure alcuni big del partito democratico hanno capito che forse questo governo è un disastro:
c'é poca equità e una forte impronta liberista

addirittura repubblica nutre qualche dubbio:
Molte tasse poca crescita

e poi...buone notizie dalla russia, ritornano i comunisti :
Il ritorno dei comunisti: con questi numeri faremo opposizione dura

La manovra di Monti vista dalla Spagna.
Come unica alternativa, la reazione delle sinistre francesi e tedesche

Le lacrime della Fornero sono su tutte le prime pagine dei giornali spagnoli, da destra a sinistra.


 En "El País" (http://blogs.elpais.com/aguas-internacionales/2011/12/del-bunga-bunga-al-gobierno-humano.html) il blog di Paco Lobo, esperto di politica internazionale, segnala il miglioramento etico di questo governo, "dal bunga bunga al Governo umano", sempre in riferimento alle lacrime della Fornero. Sottolinea che tutta la stampa italiana appoggia la riforma, compresa "L'Unità", facendo riferimento al tiepido editoriale di Claudio Sardo, "Più equità, più crescita" (http://www.unita.it/italia/l-editoriale-di-claudio-sardo-piu-equita-piu-crescita-1.359133).

Interessante la reazione di "Público", che contro i tagli di Monti e le lacrime di coccodrillo invita alla riscossa delle sinistre, segnalando che "Le sinistre francesi e tedesche passano all'attacco" (http://www.publico.es/dinero/410451/las-izquierdas-francesa-y-alemana-pasan-al-ataque), che pare l'unica soluzione per fomentare la reazione sociale alla dura politica imposta dall'inamovibile Unione Europea. 

Contro un Sarkozy che aspira a "portare la Francia verso un sistema che funziona, quello tedesco", risponde il Fronte delle Sinistre Francesi, con Jean-Luc Mélenchon, smontando pezzetto a pezzetto le tesi di una Germania prospera ed unendosi a Linke per presentare nei rispettivi parlamenti un progetto di legge comune contro l'austerità.

L'articolo rivela che il benessere tedesco che dovrebbe essere apprezzato dai francesi non è invece affatto ben considerato dai tedeschi: il 53% dei tedeschi giudica insufficiente il sistema di protezione sociale, il 64% pensa che educazione e sanità funzionano male, un 67% teme di non arrivare a percepire la pensione che gli spetta. 
Inoltre la Germania attira molti meno investimenti stranieri che la Francia, ha più debito e negli ultimi 10 anni è cresciuta meno della Francia. Impossibile importare in Francia il sistema tedesco anche per motivi demografici: al contrario della Francia, in Germania ci sono più morti che nascite quindi la Francia deve per forza promuovere politiche economiche attive, mentre Berlino privilegia una economia di rendita.

Mélenchon denuncia poi che un 20% dei lavoratori dipendenti tedeschi sono poveri e che il mito del 6% come cifra di disoccupazione ufficiale fa in realtà sparire dalle statistiche un milione e mezzo di disoccupati grazie alle leggi di restrizione dei diritti sociali. Ben il 57% dei disoccupati al di sopra dei 57 anni non sono contabilizzati dalle statistiche di disoccupazione tedesche.

Se il modello tedesco, macchina esportatrice in Europa di beni di cui solo il 16% è di alta tecnologia, può esportare solo grazie a una  pesante svalutazione della propria manodopera, perché dovremmo aspirare tutti a questo modello?

E' auspicabile che le sinistre di altri Paesi si uniscano a questa iniziativa franco-tedesca; in Spagna pare che Izquierda Unida lo farà, in previsione dei tagli che imporrà Rajoy tra poco più di dieci giorni. I giornali allineati con il centrodestra sanno che la via aperta dall'Italia traccerà il cammino per la Spagna. "Se l'ha fatto l'Italia, dovremo farlo anche noi". Si aspetta di vedere che ministro si scioglierà in lacrime per le pensioni:


venerdì 2 dicembre 2011

Lavoro

Da "Gli altri":
Intervista a Maurizio Landini. "Tute blu all'attacco della Fiat. Disdetta dei contratti e articolo 8, l'iniziativa Fiom sarà a 360º, si comincia con lo sciopero dei metalmeccanici il 16 dicembre".
Per leggere l'intervista clicca QUI

Da "Il Manifesto", un articolo di Luciana Castellina:
"Sic Fiat Italia. La dismissione della democrazia nella solitudine degli operai".
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Rifondazione a congresso. Uno sguardo sulla sinistra

Da "Il fatto quotidiano":
"Ferrero, Rifondazione da zero. Abbiamo venduto tutto per resistere e siamo ancora qui"
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Da "Il Manifesto":
"Prc, Ferrero: Serve un'opposizione costituente. Vendola sa che ormai l'Ulivo è dietro le spalle. Sinistra, commentare non basta".
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Sel guarda al centro...
Da "Gli altri":
Intervista a Franco Giordano: "Fausto, stavolta sbagli, cosí finiamo ai margini. Dobbiamo essere della partita, è in ballo la giustizia sociale. Sel è l'argine alla deriva centrista del PD".
Leggi tutta l'intervista cliccando QUI

...mentre il PD guarda a destra. Delirante intervento di Gozi.
Da "Gli altri":
Dopo l'attacco a Stefano Fassina, i liberal ancora alla carica. Al Nazareno c'è aria di redde rationem: in molti chiedono la testa di Bersani e preparano la svolta.
Intervista a Sandro Gozi. "Il PD sta con Pietro Ichino, sí alla riforma del lavoro".
Per leggere l'intervista, clicca QUI

Articoli segnalati e commentati da Nicola Melloni.

Pareggio di bilancio

Le ragionevoli parole di La Malfa:

"Pareggio di bilancio? Sulla spesa corrente". Un articolo di Giorgio La Malfa sul "Sole 24 Ore".
I commenti e le segnalazioni sono di Nicola Melloni. Per leggere l'articolo clicca QUI


E le stupide parole del disastroso Napolitano:
 Sempre dal "Sole 24 Ore", "Colle, soddisfazione per l'inserimento nella Carta. Napolitano: bene il pareggio di bilancio".
Leggi l'articolo cliccando QUI

giovedì 1 dicembre 2011

Caro PD, che errore appoggiare il Governo

Intervista a Paolo Ferrero su "L'Unità".
Per leggerla clicca QUI

Ora ci sarà un'àncora per il debito pubblico

Drammatici primi effetti della maggioranza bipartisan
con l'approvazione dei liberisti intervistati dall'unità:

Intervista a Francesco Giavazzi su "L'Unità", per leggerla clicca QUI

Voto sprint sul pareggio di bilancio

Per leggere l'articolo, da "Repubblica", clicca QUI

A Londra si protesta

Clicca sul titolo per leggere l'articolo.
Londra, il più grande sciopero dagli anni '70
(dal "Corriere")

I nodi dell'austerity inglese
(dal "Sole 24 Ore")